Credo che la ricerca abbia un valore pieno solo quando esce dai laboratori e diventa occasione di dialogo con le persone. Per questo considero il public engagement una parte integrante del mio lavoro, non un'attività accessoria.
Negli ultimi anni ho promosso iniziative dedicate alla divulgazione delle neuroscienze e della psicologia cognitiva, con l'obiettivo di rendere accessibili temi complessi e favorire un rapporto più consapevole tra cittadini, scienza e innovazione. Tra queste, le giornate dedicate alla robotica sociale, pensate per offrire un'esperienza diretta con i robot e contribuire a superare stereotipi, timori e false credenze sulle nuove tecnologie, mostrando come possano diventare strumenti al servizio del benessere e della salute.
La divulgazione passa anche attraverso la scrittura e l'incontro con il pubblico. La presentazione del mio ultimo libro è stata l'occasione per condividere riflessioni sui temi della memoria, del funzionamento della mente e delle sfide poste dalle nuove tecnologie, creando uno spazio di confronto tra ricerca scientifica ed esperienza quotidiana.
Un'altra iniziativa a cui tengo particolarmente è la distribuzione, ancora sperimentale, di Crono - uno strumento di screening cognitivo pensato per favorire una valutazione semplice e precoce delle funzioni cognitive - nelle farmacie, nata con l'intento di portare la prevenzione cognitiva e la cultura della salute mentale nei luoghi della vita quotidiana. Credo infatti che la sensibilizzazione e la diagnosi precoce debbano essere accessibili, vicine alle persone e parte di una più ampia cultura della prevenzione.
Per me il public engagement significa proprio questo: costruire ponti tra università e società, affinché la conoscenza scientifica possa diventare uno strumento di partecipazione, consapevolezza e benessere collettivo.