Prof.ssa

MANCINI Maria Cecilia

Professore di II fascia
Via J. Kennedy, 6 43125 PARMA
Settore scientifico disciplinare:
ECONOMIA ED ESTIMO RURALE (AGR/01)
  • Curriculum Vitae
  • Orario di ricevimento
  • Insegnamenti
  • Incarichi
  • Ricerca

Nel marzo 2018, ottiene la abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima fascia nel settore concorsuale 07/A1 (Economia agraria ed Estimo).

Dal 01/03/2015 è Professore Associato presso il Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Parma.

Nel febbraio 2014, ottiene la abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di seconda fascia nel settore concorsuale 07/A1 (Economia agraria ed Estimo).

Dal 19/01/2005, è Ricercatrice universitaria presso la Facoltà di Economia, Università degli Studi di Parma; dal  06/06/2008 è confermata in ruolo ai sensi dell'art.31 del DPR 11.07.1980, n.382, fino al 28/02/2015.

Nel gennaio 2004, è titolare di una borsa di studio sul tema "L'applicazione dei sistemi di certificazione della qualità nel settore agroalimentare: costi e benefici", finanziata da Veneto Agricoltura (Azienda Regionale per i settori Agricolo, Forestale e Agro-Alimentare).

Nel settembre 1999, è titolare di un assegno di ricerca quadriennale presso la Sezione di Economia Agroalimentare del Dipartimento di Studi Economici e Quantitativi della Facoltà di Economia, Università degli Studi di Parma.

Nel 1999, consegue il Dottorato di Ricerca in Economia Montana e Forestale, presso il Dipartimento di Economia dell'Università di Trento.

Nel 1996, è nominata Cultore della materia per la disciplina di Economia Agraria.

Lunedì e venerdì ore 9-11

Anno accademico di espletamento: 2019/2020

Anno accademico di espletamento: 2018/2019

Anno accademico di espletamento: 2017/2018

Anno accademico di espletamento: 2016/2017

Anno accademico di espletamento: 2015/2016

Anno accademico di espletamento: 2014/2015

Docente di riferimento

Docente tutor

Altri Incarichi

Dal 2018, è membro della Commissione di Internazionalizzazione dell’Università degli Studi di Parma.

Dal 2016, su delega rettorale n.1781/2016, è membro del Comitato Direttivo del Centro di Bioetica dell’Università degli Studi di Parma.

Nel 2016 e 2017, su delega rettorale n.1185/2016, è membro del Comitato Organizzativo di UNIFORCITY dell’Università degli Studi Parma.

Dal 2015, è componente del GAV Gruppo per l’accreditamento e la valutazione del Corso di Laurea di Biotecnologie del Dipartimento di Bioscienze.

Dal 2014, è membro della Commissione di Internazionalizzazione del Dipartimento di Economia.

Dal 2013 al 2016, è stata Referente EFSA per il Dipartimento di Economia.

Dal 2013, è parte del Gruppo di Lavoro INTRANET APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) in rappresentanza del Dipartimento di Economia.

Dal 1998, è membro della Commissione SOCRATES/ERASMUS e valuta il percorso formativo degli studenti assegnatari di borse di studio nelle università convenzionate.

Nel 2011, ha svolto lezioni di orientamento alla scelta della percorso universitario presso Istituti Tecnici superiori di Parma.

Linee di ricerca

Ha sviluppato l’attività scientifica lungo tre direttrici principali: a) le conseguenze socio-economiche della diffusione dei “segni della qualità”, sia a carattere volontario che obbligatorio, sulle filiere produttive agroalimentari; b) gli effetti socio-economici dell’evoluzione dei rapporti tra gli attori della filiera agro-alimentare; c) la percezione e il comportamento del consumatore rispetto ad alcune categorie di prodotti agroalimentari. L’attività scientifica è stata svolta attraverso indagini personali e mediante la partecipazione a progetti di ricerca finanziati dalla Commissione Europea. Con riferimento al punto a) ha esaminato il significato socio-economico di alcuni “segni della qualità”, tra cui: • il rapporto tra lo sviluppo degli standard privati e i nuovi modelli di governance dei sistemi agroalimentari; • le GIs (Geographical Indications). Ha analizzato il ruolo delle GIs come strumento di sviluppo rurale in America Latina ed ha verificato quali siano le condizioni necessarie perché tali segni della qualità contribuiscano allo sviluppo economico delle realtà più arretrate, senza generare meccanismi di esclusione di quest’ultime; • i riconoscimenti europei DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta), con riferimento: 1. alle conseguenze organizzative sulle filiere produttive italiane derivanti dalla sovrapposizione della legislazione comunitaria al tessuto normativo nazionale radicato nel territorio e 2. al valore socio-economico assunto da tali segni nelle strategie di sviluppo locale. In tale ambito, ha analizzato il ruolo svolto dalle istituzioni intermedie, in particolare i Consorzi di Tutela, nella valorizzazione dei prodotti che si fregiano di tali riconoscimenti e del territorio. Infine, ha studiato la funzione del segno DOP rispetto al fenomeno dell’asimmetria informativa ed ha analizzato la sostenibilità delle filiere delle produzioni tipiche sotto il profilo socio-economico-ambientale, con particolare riferimento al Prosciutto di Parma; • l’attributo “benessere animale” e i possibili risvolti che tale segno potrebbe assumere nel futuro della comunicazione tra industria/GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e consumatore, soprattutto se disciplinato da un logo comunitario. Ha considerato anche l’attributo “benessere animale” nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria come strumento di consolidamento del rapporto di fiducia tra le istituzioni pubbliche e i cittadini in materia di sicurezza alimentare e di ammodernamento delle strutture del settore agro-alimentare; • i marchi d’impresa e i marchi collettivi geografici e di qualità. L’analisi ha inteso verificare le condizioni necessarie perché tali segni possano concretamente assumere il ruolo di strumenti di valorizzazione dei prodotti che se ne fregiano e delle realtà produttive coinvolte; • la certificazione ambientale, ed in particolare l’utilizzo di uno strumento preliminare ad essa, l’eco-bilancio. E’ stato calcolato un eco-bilancio per valutare il carico ambientale con riferimento alla filiera foresta-legno-carta; • gli schemi di certificazione della qualità maggiormente applicati nel settore agroalimentare in Italia e nell’Unione Europea. E’ stata effettuata una review di tali schemi con l’obiettivo di verificare le conseguenze economico-organizzative derivanti dall’implementazione degli stessi nei rapporti tra gli attori della filiera e i vantaggi/costi economici che ne derivano per le imprese coinvolte; • i sistemi di rintracciabilità, volontari ed obbligatori, ed i sistemi di assicurazione qualità considerati sotto il profilo delle opportunità organizzative che offrono alle aziende. Con riferimento al punto b): • ha analizzato l’evoluzione dei modelli di distribuzione e consumo alimentare e le strategie, quantitative e qualitative, adottate dalla GDO per rispondere alle esigenze del nuovo consumatore; • ha considerato gli effetti di mercato derivanti dalla diffusione della marca commerciale e dall’imposizione di standard di certificazione da parte della GDO ai produttori agricoli ed alle aziende agroalimentari che forniscono prodotti a marca commerciale. Con riferimento al punto c): • ha analizzato la percezione del consumatore rispetto ad un novel food, la carne coltivata Ha inoltre studiato: • il ruolo delle short food supply chain nello sviluppo di modelli produttivi e distributivi sostenibili • le tematiche dello sviluppo locale nel contesto della globalizzazione dei sistemi produttivi, utilizzando come modelli teorici sia i distretti agroalimentari sia i sistemi localizzati di produzione, con particolare riferimento alla filiera casearia, dell’ortofrutta e del pomodoro; • le strategie di sviluppo della cooperazione alimentare nella filiera vitivinicola; • la progressiva diffusione dell’e-commerce di prodotti agroalimentari, con l’obiettivo di verificare se tale modalità di commercio sia in grado di ridurre il fenomeno dell’asimmetria informativa tra produttori e consumatori; • l’e-commerce (btob), come strumento di riorganizzazione del mercato, valutato con riferimento ad una produzione tipica, il formaggio Parmigiano Reggiano. Partecipa ed ha partecipato ai seguenti progetti dell’Unione Europea: • SEU Innovations in Socially Engaged Universities; • Strength2food - H2020-SFS-2015 “Sustainable food chains through public policies: the cases of the EU quality policy and of public sector food procurement” è un progetto di 5 anni finalizzato a migliorare la efficienza degli schemi di qualità alimentare (FQS), public sector food procurement (PSFP) and to stimulate Short Food Supply Chains (SFSC) through research, innovation and demonstration activities. • EU Pilot Project "Coordinated European Animal Welfare Network" (Call for proposals SANCO 2012/10293), della durata di 12 mesi (2013), in qualità di Task leader. Il progetto era volto a sviluppare strategie di trasferimento delle conoscenze agli attori che partecipano, direttamente ed indirettamente, alle filiere zootecniche, creando una rete di esperti tecnici e scientifici riconosciuti nel campo. • IPTS Tender "Deriving from FADN data quantitative information on mountain agricultural products supply chains in the EU" - Tender No. IPTS-2011-J05-53-NC, della durata di 8 mesi (nel 2012), finalizzato a stimare i costi di produzione dei processi vegetali e zootecnici di sei regioni montagnose europee. • EU Project "Focus Balkans" - EC Contract No. 212579 7th FP, di tre anni (2008-2010), il cui obiettivo si prefiggeva di aumentare le conoscenze e migliorare la comprensione dei modelli di consumo alimentare nei paesi dei Balcani occidentali. • EU Project "Welfare Quality" - EC Contract No. FOOD-CT-2004-506508, di tre anni (2004-2008), che si focalizzava sulla integrazione del benessere degli animali nella catena della qualità alimentare e sulla valutazione del mercato, attuale e potenziale, dei prodotti animal welfare friendly. • EU Tender "Evaluation of the CAP policy on protected designations of origin (PDO) and protected geographical indications (PGI)" - Tender No. AGRI / 2007-G4-04, di 9 mesi (nel 2008), volto ad esaminare l’efficacia delle misure adottate nella Politica Agricola Comunitaria in materia di DOP e IGP rispetto ai beneficiari di tali riconoscimenti. • EU Project "Siner-GI" - EC Contract No. FP6-2003-SSP-3 – 006522 relativo alle indicazioni geografiche (IG), della durata di 39 mesi a partire da maggio 2005, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza degli effetti dei riconoscimenti delle IG tra i policy-makers, il mondo accademico e gli operatori, e di argomentare la legittimazione delle IG nell’ambito delle negoziazioni WTO. • Concerted Action "Dolphins" - EC Contract No. QLK5-2000-00593, di 3 anni (2005-2007), il cui obiettivo era l’analisi delle caratteristiche e dell’evoluzione dei prodotti tipici e tradizionali nel sistema agroalimentare, studiando i legami e le sinergie tra questi prodotti e i sistemi produttivi e di mercato, locali e globali. • EU Project "Medafor" - EC Contract No. ENV4-CT97-0686, di 3 anni, il cui obiettivo è stato di sviluppare e utilizzare una metodologia in grado di combinare la dimensione socio-economica e fisico-ambientale per la valutazione degli impatti sulla sostenibilità del suolo determinati dal cambiamento delle pratiche di gestione dello stesso per effetto delle politiche europee e degli schemi di aiuto previsti per le aree soggette a desertificazione.

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