Perché l'arte medievale?
Quando si evoca il "Medioevo" si evoca tutto e il contrario di tutto. Si evocano i cosiddetti "secoli bui" (come se la Prima e la Seconda Guerra Mondiale non fossero nel "luminoso" secolo XX...), si evocano teorie oscurantiste, si evocano streghe, maghi, draghi, re dispotici, regine sanguinarie, ingiustizie, la peste...si potrebbe continuare all'infinito. La domanda è dunque spontanea: di quest'epoca tanto "buia" perché studiarne le immagini, le architetture, le oreficerie? Due risposte, che sono il senso profondo dello studio della storia dell'arte medievale. In primo luogo occorre capire che parlare di "medioevo" senza specificazione è come se parlassimo, in veterinaria, di "mammiferi"; un conto è un essere umano, un conto un elefante, altra cosa un ornitorinco. Pertanto il periodo tardoantico/altomedievale è diverso dai secoli X-XIII e altra cosa è l'epoca tardomedievale tra la fine del XIII e il XV secolo, l'epoca di Dante, Petrarca, Giotto e Arnolfo di Cambio. Non solo, la stessa epoca non è caratterizzata dalle stesse emergenze nel Regno di Francia o nelle città italiane, in Scandinavia o in Puglia. In secondo luogo, ancora oggi, secolo XXI, la configurazione spaziale e urbanistica del Vecchio Continente è in massima parte medievale: centri storici, borghi ubicati in reti di strade, cattedrali, abbazie, conventi, palazzi pubblici. Se non conosciamo questa trama diffusa, capiremmo molto poco del sistema di immagini e architetture attuale. Prova ne sia lo sviluppo della disciplina che prende il nome di medievalismo, ovvero lo studio di tutto ciò che sembra medievale, e tuttavia è frutto di recupero o invenzione otto-novecenteschi. Non si può conoscere tale fenomeno se non si conosce il medioevo. Non si può quindi conoscere l'arte moderna e contemporanea senza le (millenarie) premesse medievali.